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Nino Giammarco "Labirinti dell'anima" visioni apocalittiche ... | ![]() |
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Crogiolo di emozioni e di memorie distillate di eventi passati e presenti, i quadri di Giammarco si riempiono di visioni apocalittiche da cui non sono esclusi gli aspetti dell’orripilante e del macabro, mentre spazio e tempo figurativi rimandano alle strutture dell’immaginario. L’artista prende le distanze dalla descrizione del vero oggettivo, anche se il contenuto profondo del suo messaggio è frutto dell’esperienza tragica della storia: eliminando ogni dato superfluo, egli distorce le forme, riduce gli elementi realistici del paesaggio, accentua i cromatismi violenti ed antinaturalistici, accendendo di luminismi intensi un tessuto tonale fortemente materico. Entro i foschi scenari di intrecci labirintici si consumano stragi e delitti esecrandi, frutto della rabbia e della paura: contro il silenzio e la supina accettazione dei mali di una società che sembra aver smarrito ogni valore, Giammarco riafferma con la sua arte l’esigenza di un nuovo umanesimo, dilatando a dismisura il dramma, amplificando gli eventi di una corsa al massacro che sembra aver espulso Dio dalla storia. Ad una cultura individualistica e xenofoba, incapace di comprendere le ragioni dell’altro e di valutare le più significative istanze dello spirito, l’artista oppone una pittura drammatica e coinvolgente, impegnata a rappresentare un macabro palcoscenico di esasperazione collettiva, dove ognuno sia costretto a prendere coscienza dell’inferno che ha dentro di sé e ad averne orrore. L’artista vive profeticamente il proprio tempo, ne denuncia l’agonia delle coscienze nei corpi trucidati, negli sguardi allucinati di madri depauperate dei loro figli, nei lager antichi e moderni, nelle catastrofi che riportano alla memoria il sapore infero di medioevali trionfi della morte o di tragiche mascherate di pittura nordica. Giammarco ripercorre strade artistiche già diversamente battute, con l’intento di stigmatizzare le malattie morali e le perversioni degli uomini. Il suo umore graffiante si alimenta del carattere popolare e sarcastico che permea la tradizione che da Bosch e Brueghel giunge ad Ensor o che per altre strade arriva a Bacon, traducendo il senso di decadenza spirituale nella forza deformante delle immagini. Una complessa tessitura di riferimenti culturali, dalla Metafisica all’espressionismo europeo, confluisce nella sua opera. Tuttavia non le fantasticherie di un universo figurativo che si allontana dai drammi più veri interessano l’artista, ma un mondo visionario che diviene paradossalmente reale per i contenuti esistenziali che propone e per i quesiti che suscita, un’arte alchemica, la sua, in cui si ritrovano un’autenticità priva di retorica ed una profonda idealità etica e religiosa. (Bruna Condoleo, dal catalogo della mostra) |
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